Prevenire l’errore umano dei piloti è possibile?

Per non volare come polli
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Prevenire l’errore umano dei piloti è possibile?

By Danila   /     Mag 05, 2015  /     aeromobile, sicurezza  /     , , ,

Errare è umano.

Se pensiamo però che a errare potrebbe essere il pilota del nostro volo, beh, allora diventiamo molto meno tolleranti.

Gli errori umani dei piloti possono essere prevenuti?

La società Boeing ha analizzato gli incidenti avvenuti tra il 2002 ed il 2011 e ha dimostrato che in moltissimi casi (circa il 70%) il disastro si sarebbe potuto evitare.

Spesso l’equipaggio non è stato in grado di identificare il problema optando per una decisione irrazionale dopo l’altra. Sembra che, nei casi analizzati, il personale a bordo ignorasse completamente quello che stava accadendo. Anche l’intervento di ausili sonori non ha impedito all’equipaggio di perpetrare l’atteggiamento errato. Lo studio è sorprendente anche perché si parla di piloti non alle prime armi, ma più che qualificati.

Uno studio sulle reazioni di piloti aiuterà a prevenire gli errori

L’istituto superiore dell’aeronautica e dello spazio (ISAE) di Tolosa sta lavorando per rispondere proprio al quesito del titolo di questo post.
Esiste un programma infatti che fonde neuroscienza, fattore umano e intelligenza artificiale. Si cerca di studiare i modelli dell’attività neurologica dei piloti nelle situazioni altamente stressanti; quelle situazioni in cui capita che il personale nella cabina di pilotaggio si confonda o si concentri su problematiche non critiche, ignorando il vero problema, con conseguenze catastrofiche.

Per cercare di comprendere cosa accade al cervello in queste situazioni, il programma dell’ISAE analizza i meccanismi neurali di piloti sia al simulatore di volo che durante voli reali.

Attraverso le varie metodologie dell’imaging cerebrale è possibile misurare l’attività del cervello in maniera non invasiva, capire qual è il percorso neurale che porta all’errore umano e tentare di prevenirlo. Tra le varie metodologie vi sono: la misurazione della dilatazione della pupilla, l’elettroencefalogramma per monitorare l’attività celebrale profonda, l’utilizzo di sensori ad infrarossi per evidenziare l’attività nelle varie aeree del cervello e la misurazione della frequenza cardiaca.

Quali potrebbero essere le contromisure?

Gli scienziati posso vedere come il cervello dei piloti in situazioni di altissimo stress “spenga” molte delle proprie facoltà e passi dalla razionalità all’emotività. Una volta identificata e compresa la reazione neurologica, è possibile intraprendere le “contromisure cognitive”.

Gli scienziati ISAE possono infatti prevedere quali compiti il pilota non sarà più in grado di eseguire con l’aumentare dello stress.

Questo nuovo livello di comprensione permetterà ai produttori di aeromobili di eliminare avvisi e stimoli che non funzionano e sviluppare nuove e migliori  “contromisure cognitive” volte ad attirare l’attenzione dei piloti la cui mente è in quel momento presa dal panico più totale.

Un esempio di dispositivo è una finestra che appare sul display di navigazione che mostra un’animazione al pilota con le manovre da effettuare per recuperare la situazione critica che si è verificata. Si cerca in questo modo di stimolare la funzione imitativa nella mente confusa del pilota.

Un’altra misura efficace , quando un pilota è chiaramente concentrato su una problematica non critica e ignora invece la vera fonte del problema, è la rimozione delle informazioni superflue. Controllando la strumentazione di bordo il pilota dovrà così andare alla ricerca del problema e potrà ignorare tutte le informazioni al momento trascurabili. Si è dimostrato che moltiplicare infatti il numero di avvisi, sopratutto quelli sonori, è controproducente; si genera altro stress nel pilota e se ne riduce ulteriormente la capacità di mettere a fuoco il problema.

E’ davvero un progetto ambiziosissimo quanto prezioso e potrebbe davvero cambiare significativamente il mondo dell’aviazione.

Foto tratta dalla rivista “Flight International”

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