Le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro [post personale]

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Le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro [post personale]

By Danila   /     Mar 09, 2016  /     personale  /     ,

Mi sembra doveroso segnalare al lettore che questo post non parla di voli, compagnie aeree, aeroporti. Lo so, forse non è giusto propinarti un post personale, ma questo blog è mio e ti prego di non leggere questa frase con tono infantile da bambina che reclama il suo giocattolo. E’ mio in quanto non mi preoccupo di visite, apprezzamenti, condivisioni (che mi rendono comunque felice) e perché rendo libera me stessa di andare fuori tema qualche volta.

Giorni fa, sono passata a trovare le mie ex colleghe dell’ufficio voli e inevitabilmente ho iniziato a pensare a quello che doveva essere il mio anno sabbatico dal lavoro e che ora si è trasformato in un periodo di più di due anni. La voglia che ho di rimettermi in gioco con un nuovo lavoro è tanta quanto la fottuta paura che ho di rimettermi in gioco con un nuovo lavoro.

Quando mi confronto con alcune mamme spesso mi sento dire “Come vorrei fare anche io come te!”. Io ho potuto farlo perché il mio non era l’unico reddito famigliare, ma mi è costato qualche sacrificio. Oggi vado meno in vacanza o a cena fuori, compro meno abiti; a conti fatti risparmio la benzina per raggiungere il posto di lavoro e non mi occorre più qualcuno che mi aiuti nei lavori di casa. Ho il privilegio però di andare a prendere i miei figli a scuola o all’asilo, di portarli ai compleanni degli amichetti, di esserci sempre per loro; ma mi sono ritrovata a chiedermi “Ho fatto il loro bene lasciando il lavoro?”

Ho fatto sicuramente il mio bene, avevo bisogno di tempo per me, per riprendermi mentalmente e fisicamente da un periodo di malattia. Ora però temo di essere diventata una presenza troppo ingombrante per i miei figli.

Leonardo, 4 anni, ripete all’infinito: “Mamma giochi con me”, per tutto il pomeriggio, senza tregua. Giorni fa gli ho risposto in malo modo: “Adesso basta, impara a giocare da solo”. Mi sono sentita terribilmente in colpa, ma non ho potuto chiedere scusa a mio figlio, io sono davvero stanca di giocare a combattere con i lego, di fare la ninja o uno dei super eroi degli Avengers.

Se questo non bastasse, Jacopo, 7 anni, alla mia domanda: “Cosa piace fare alla mamma?” ha risposto: “Stirare”. Stirare? Davvero mio figlio di 7 anni pensa che a me piaccia stirare? Purtroppo sì e c’è una ragione: stirare è diventato piacevole in quanto, con la scusa del ferro rovente a cui i bambini non devono avvicinarsi, posso chiudermi in camera da sola a guardare una serie tv. Che pace e come mi godo quel momento! Il figlio di una ragazza che conosco le ha risposto: “Giocare con me” e io se ci penso mi sento una pessima madre e mi chiedo ancora: “Ho fatto il loro bene lasciando il lavoro?”

Non lo so, ma posso rispondermi con una frase del film “The Big Kahuna” che ci suggerisce di non rallegrarci troppo dei nostri successi o non intristirci troppo per le nostre sconfitte perché “le nostre scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro”.

Photocredit Gratisography

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